02 dicembre 2016

IL TEMPO DEGLI AUTONOMI: NOTE PER UN DIBATTITO (di Maurizio Bekar*)

*Consigliere nazionale Fnsi, coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo




Ora è il tempo degli autonomi. Perché oramai oltre il 62% dei giornalisti attivi lo sono, con una percentuale da anni in crescita. E perché spesso ricoprono ruoli strutturali e strategici nel sistema dell’informazione. A fronte di una costante riduzione del lavoro dipendente.

Si tratta di un tema sul quale è necessario sviluppare un confronto approfondito, perché i suoi presupposti culturali, e le politiche conseguenti, non sono affatto scontate.

Anche per questo è urgente convocare la “Conferenza organizzativa della Fnsi sulle problematiche del lavoro autonomo e della precarietà”, approvata nel 2015  dal Congresso di Chianciano, per “sviluppare un ampio confronto su quanto finora prodotto a livello nazionale e locale, su nuove proposte e per elaborare una piattaforma operativa aggiornata sul tema”.

Queste note vogliono essere un contributo di riflessione aperta, e di dibattito in tale direzione.

Partiamo da un presupposto, tutt’altro che provocatorio: una vasta area di lavoro autonomo non sarebbe di per sé un problema. Ma a patto che l’autonomo possa guadagnare un reddito almeno pari a quello di un dipendente, dopo essersi coperto le spese di produzione, di assicurazione, i contributi sufficienti per garantirsi una vera pensione. E disponendo di welfare e tutele sociali adeguate, assieme a ragionevoli prospettive di lavoro in un mercato davvero aperto e non feudale. Condizioni, queste, necessarie anche per poter esercitare la professione giornalistica con indipendenza e in un contesto di non ricattabilità, innanzitutto economica.

Ma non è questa la realtà in cui oggi si opera: “lavoro autonomo”, nel giornalismo, è quasi sempre sinonimo di sottopagato, senza tutele, e fortemente ricattabile. E (a differenza di quanto avveniva fino a 15-20 anni fa) senza nemmeno plausibili prospettive d’assunzione dopo un periodo iniziale di sottopagata precarietà.
Deve quindi essere accantonata l’idea secondo cui “un collaboratore, se è bravo e ha un po’ di pazienza, prima o poi verrà assunto”. Perché, nel mercato attuale, si può anche essere professionalmente bravissimi, ma non venire assunti mai, o almeno per diversi anni.

Quindi, nell’attesa di una lontana o improbabile assunzione, che fare? Quali politiche e risposte offrire oggi a chi - per scelta o per costrizione - opera da non dipendente?

Per queste ragioni è necessario costruire – oggi e nell’attuale contesto di mercato - quelle regole e tutele minime che mettano gli autonomi in condizioni di pari dignità con i dipendenti, e nella possibilità di campare dignitosamente del proprio lavoro.
E ciò non solo per l’inaccettabilità etica del veder perpetuare ampie fasce di sfruttamento di colleghi. Ma anche perché il lavoro autonomo, se sottopagato e senza diritti, diviene il principale antagonista del lavoro dipendente, delle politiche per le assunzioni, delle tutele dei contratti collettivi, ma anche della sostenibilità economica di enti come l’Inpgi e dei suoi servizi.

Da una parte è quindi necessario fornire politiche e risposte forti alle esigenze di migliaia di non dipendenti (su reddito, welfare, tutele, rappresentanza sindacale e aziendale...). Partendo dal presupposto che - piaccia o meno - questa è oggi la principale forma di lavoro nel giornalismo.

Dall’altra bisogna tentare di ricondurre nell’ambito del lavoro dipendente quelle vaste aree di lavoro oggi solo fittiziamente autonomo che corrispondono in realtà a posizioni di lavoro subordinato. E ciò alla luce degli attuali contratti collettivi, troppo spesso non applicati. Il che comporta stringenti politiche per le stabilizzazioni di chi già oggi ne avrebbe diritto, e un forte sostegno, anche economico, alle vertenze dei collaboratori (che spesso, quando si rivolgono a un tribunale, si vedono – e non a caso - dar ragione).

Tutto ciò non è antitetico all’ipotesi di riscrivere parte dei contratti collettivi nazionali, per adeguarli alle esigenze produttive attuali, per creare nuove figure professionali, e includervi quei collaboratori strategici oggi spesso inquadrati discutibilmente come co.co.co. Ma a condizione che ai nuovi profili non corrisponda, a fronte di una parità sostanziale di ruolo e impegno, un depotenziamento retributivo e di diritti rispetto ai dipendenti tradizionali. Perché ciò spingerebbe a smantellare de facto le altre figure, lasciando attive solo quelle depotenziate e più economiche.

Parallelamente alle politiche contrattuali e di stabilizzazione, oggi è necessario operare con forza su alcuni punti strategici, rivolti a tutto il lavoro non dipendente (a prescindere dal come sia declinato, e se lo sia per scelta o per costrizione). E che possono così venir sintetizzati:

- Affermare in tutte le sedi il principio della pari dignità tra il lavoro dipendente e non dipendente. Che va declinato di conseguenza nelle politiche sui diritti, il reddito, il welfare e l’assistenza, anche promuovendo uno Statuto del lavoro autonomo, per quanto gli è di specifico.

- Porre la questione del reddito al centro delle politiche per i non dipendenti, in riferimento all’art. 36 della Costituzione sul diritto a una retribuzione “in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”. In questo senso va anche rilanciata con forza una battaglia per l’applicazione di un equo compenso, che sia rapportabile alla retribuzione di un dipendente, e ciò sia nell’ambito dell’attuazione della legge 233/2012 che di accordi contrattuali.

- Vanno approfondite tutte le iniziative, sia d’interlocuzione interna che istituzionale, per giungere a un welfare e a pensioni adeguate per i lavoratori autonomi, anche tramite misure universali di sostegno al reddito.

- Va riformata, come indicato nella mozione approvata al XXVII Congresso Fnsi di Chianciano, la rappresentanza del lavoro autonomo. Sia nelle aziende (Cdr), sia dotando Commissione e Assemblea nazionale lavoro autonomo Fnsi di quegli strumenti e possibilità d’iniziativa, finora mancanti, per poter esercitare un ruolo più attivo e incisivo.
Scopo di Commissione e Assemblea nazionale, e delle Commissioni regionali, deve essere quello di divenire un credibile punto di riferimento, aggregazione e integrazione nella Fnsi di quel variegato mondo del lavoro non dipendente, oggi in larga parte distante dalle strutture sindacali tradizionali. Ma ruolo, regole e spazi operativi attuali di Commissione e Assemblea nazionale sono oggi inadeguati a tale scopo: per questo bisogna riflettere e intervenire in questa direzione anche nell’ambito delle previste riforme statutarie della Fnsi.

Sono questi solo alcuni appunti, qui proposti per sviluppare tra gli autonomi, nel sindacato, e più in generale nella categoria, un ampio confronto. Dal quale trarre scelte quanto più possibile condivise, ma segnate dalla consapevolezza di essere necessarie, urgenti e non rinviabili.
In questo senso è anche urgente attuare la “Conferenza organizzativa della Fnsi sulle problematiche del lavoro autonomo e della precarietà”, voluta dal Congresso di Chianciano, che dev’essere uno dei luoghi di confronto e poi di decisioni sul tema.

Partendo dal presupposto, come detto fin dall’inizio, che “ora è il tempo degli autonomi”. Dove quell’ “ora” sta a rappresentare tutta l’urgenza del problema, e delle politiche conseguenti. 

Maurizio Bekar
Consigliere nazionale Fnsi
coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo

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28 ottobre 2016

INPGI 2, ENTRO IL 31 OTTOBRE SALDO CONTRIBUTI


 SE IL SISTEMA NE HA PREVISTO IL VERSAMENTO 
PER L'ANNO 2015


Ricordiamo che il 31 ottobre scade il termine per il versamento alla Gestione separata Inpgi (Inpgi2) del saldo dei contributi per i redditi 2015 dei giornalisti liberi professionisti.

La scadenza riguarda quanti hanno redditi giornalistici derivanti da Partita Iva, cessione del diritto d’autore o da ritenuta d’acconto per collaborazioni saltuarie. Per quanti operano esclusivamente in cococo, infatti, gli adempimenti sono a carico del datore di lavoro. 

Sono tenuti al versamento coloro i quali, al termine delle procedure per effettuare la comunicazione reddituale, fatta entro lo scorso luglio, il sistema ha calcolato la necessità di versare un saldo oltre al contributo minimo, sulla base del reddito dichiarato.

Non devono invece versare nulla coloro che hanno denunciato un reddito per il quale la procedura telematica della comunicazione reddituale ha dichiarato come risultante zero contributi da versare.

Coloro che hanno invece optato per il pagamento rateale del saldo 2015, entro il 31 ottobre debbono versare la prima delle tre rate previste; le altre due scadenze sono il 30 novembre e il 31 dicembre.

Per ogni eventuale necessità consultare il sito www.inpgi.it, o contattare gli uffici dell’Inpgi presso l’Assostampa di Trieste: inpgi@assostampafvg.it 

27 ottobre 2016

ASSOSTAMPA FVG, SOSTEGNO PER IL CONTRIBUTO MINIMO INPGI2


PER I COLLEGHI IN DIFFICOLTA' ECONOMICHE
DOMANDE DA PRESENTARE ENTRO IL 30 OTTOBRE
Anche quest'anno il direttivo
ha confermato il sostegno finanziario

L'iniziativa - che si aggiunge alla possibilità di chiedere l'iscrizione gratuita e al Fondo Cigana per le spese legali - si propone di fornire agli iscritti all'Assostampa Fvg in condizioni di difficoltà, con particolare riferimento a precari, freelance, disoccupati e soggetti deboli, un sostegno economico per il pagamento del contributo minimo della gestione separata Inpgi nell'anno in corso.

Possono fare richiesta di contributo i colleghi che hanno già effettuato il versamento per il contributo minimo alla gestione separata dell'Inpgi (Inpgi 2) nei termini previsti (30 settembre), e che risultino iscritti all'Assostampa Fvg ed in regola con le quote degli anni 2015 e 2016.

Le richieste dovranno essere presentate all'Assostampa FVG (info@assostampafvg.it) entro il 30 ottobre 2016. Ogni richiesta dovrà essere accompagnata da una breve relazione sulla situazione economico-professionale del collega, dalla ricevuta dell'avvenuto pagamento del contributo minimo alla gestione separata dell'Inpgi, e da una documentazione che attesti il reddito. Una commissione formata da componenti del Direttivo regionale valuterà le richieste e l'entità dei contributi.

Un aiuto concreto, voluto dall'Assostampa FVG a sostegno dei colleghi che versano in difficoltà economiche. E un motivo in più per iscriversi, e rinnovare l'iscrizione, all'Assostampa FVG, e poter così accedere agli altri servizi riservati agli iscritti (tra i quali le convenzioni con il commercialista-consulente del lavoro, con l'avvocato per consulenze, e per l'accesso al Fondo Cigana a sostegno delle spese legali). 


26 ottobre 2016

MINISTERO, AZIONI DISCIPLINARI AI NON A NORMA CON I CREDITI


FORMAZIONE PROFESSIONALE ODG:
PROCEDIMENTO DISCIPLINARE PER CHI NON E' IN REGOLA
A CHIEDERLO E' IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA








Come ricordato sul sito web dell’Ordine dei giornalisti, il 31 dicembre si chiude il primo triennio della Formazione professionale continua, introdotta dal decreto Severino. In base alla legge, che riguarda tutti gli iscritti agli ordini professionali, tutti i giornalisti in attività, sia professionisti sia pubblicisti, devono conseguire i crediti formativi.

Dalle statistiche, spiega l’Odg, risulta che non tutti i giornalisti obbligati si sono registrati sulla piattaforma dedicata o hanno completato il percorso formativo. E ricorda che, in base al nuovo regolamento, tutti i crediti formativi possono essere conseguiti anche con i corsi online.
È richiesto conseguire almeno 15 crediti l’anno, per un totale di 60 crediti nell’arco del triennio.
L’inosservanza dell’obbligo previsto dalla legge comporterà – spiega l’Ordine – l’apertura di un procedimento disciplinare, così come il Ministero della Giustizia ha formalmente comunicato all’Ordine intimando il rigoroso rispetto delle norme.
Per registrarsi e iscriversi agli eventi programmati dall’Ordine nazionale, dagli Ordini regionali e dagli Enti terzi, è necessario andare sul sito web www.odg.it, cliccare su "Formazione continua", entrare nella piattaforma S.I.Ge.F. e da lì seguire le istruzioni on line.



(Fonte: Odg)

25 ottobre 2016

L'INFORMAZIONE NEI BLOG E' LAVORO GIORNALISTICO



IL 
TRIBUNALE DEL LAVORO DI ROMA 
CONDANNA
A PAGARE I CONTRIBUTI ALL’INPGI






Un'importante sentenza riconosce e delimita le caratteristiche del lavoro giornalistico su web, per il quale vanno versati i relativi contributi all'INPGI. 

Nel corso di una verifica ispettiva dell’INPGI svoltasi nel 2013, è stato rilevato che l’attività di alcuni giornalisti, consistita nel confezionamento di notizie e nel coordinamento di oltre 400 blogger, era da considerarsi, a tutti gli effetti, attività giornalistica.

Con sentenza n. 8395/2016 della sezione lavoro del Tribunale di Roma è stata integralmente accolta la domanda dell’INPGI che, in particolare, riguardava due giornaliste che avevano svolto attività consistente nel coordinamento dei blogger di una testata on line e nella gestione della pubblicazione di notizie su social network con modalità e caratteristiche per cui era ravvisabile la natura subordinata e giornalistica. 

L’attività oggetto di giudizio si inseriva nell’ambito dello spazio dedicato ai blog di una testata on-line e consisteva di fatto nel confezionamento di notizie, nel coordinamento di oltre 400 blogger (ai quali venivano proposti gli argomenti da trattare), nonché nella selezione ed indicazione delle notizie di maggior rilievo da evidenziare, ed infine nella modifica dei titoli e del contenuto dei testi. 
 
Nell’informazione resa con tali modalità, il Tribunale ha ravvisato gli elementi caratterizzanti l’attività giornalistica, utilizzando un concetto “dinamico” di giornalismo, in continuo divenire, perché al passo  con l’evoluzione degli strumenti di comunicazione e delle modalità espressive.  

Si legge nella sentenza:  “il giornalista svolge una complessa attività di natura intellettuale, volta alla diffusione di notizie tramite vari strumenti di comunicazione (nei tempi recenti la notizia viaggia oltre che mediante tradizionale giornale cartaceo, anche attraverso la radio, la televisione, da ultimo, anche via internet) sicché l’attività stessa può atteggiarsi diversamente a seconda dello strumento di diffusione utilizzato”.

Conseguentemente, viene preso atto che il blog è tra le nuove modalità espressive nel campo dell’informazione giornalistica on-line, essendo esso un contenitore di commenti in ordine a notizie già note (e aliunde divulgate al pubblico) e a notizie non ancora diffuse; e dunque può ritenersi di carattere giornalistico anche l’attività d’informazione svolta all’interno dei blog. 

Nell’attività oggetto di giudizio, conformemente all’orientamento elaborato sul punto dall’INPGI, è stata ravvisata la natura giornalistica perché desumibili in essa gli indici tipici elaborati dalla giurisprudenza, ancorché atteggiati in modo diverso da quello proprio dei tradizionali canali di diffusione. Rileva al riguardo il Giudice che “il Blog ‘è un contenitore … di commenti in merito alle notizie già note e aliunde divulgate al pubblico’,” e pertanto è uno strumento che ”comporta elaborazione e diffusione della notizia, ciò che è proprio del giornalista (essendo irrilevante il fatto che le notizie elaborate e diffuse siano eventualmente già note)”.

La pronuncia in questione assume particolare rilevanza in quanto interviene in un contesto, quello del mondo dei "social network", che costituisce sempre di più lo spazio virtuale all'interno del quale le nuove generazioni attingono e si scambiano notizie, informazioni, commenti e riflessioni e che sta diventando - di fatto - un ulteriore sistema di comunicazione attraverso il quale si fa informazione.


(Fonte: Inpgi)

09 agosto 2016

CLAN, LE LINEE GUIDA SU CONTRATTO ED EQUO COMPENSO


CLAN - FNSI PROPONE 
I SUOI APPROFONDIMENTI ED AGGIORNAMENTI
(Roma, 18 luglio 2016)






La Commissione nazionale lavoro autonomo prende atto delle prime proposte elaborate dalla Fnsi per la trattativa contrattuale, che ora verranno approfondite nel merito.
Comunque, per una valutazione tecnica di percorsi di inclusione e di nuovi profili risulta necessario disporre di dati certi circa l'attuazione degli impegni contrattuali Fieg-Fnsi del 2014, anche riguardo l'accordo sul lavoro autonomo.
Nel contempo la Commissione propone all'attenzione della Segreteria e della Giunta esecutiva Fnsi, e delle Associazioni regionali di stampa, i seguenti aggiornamenti ed approfondimenti delle linee guida sul lavoro non dipendente, riferiti agli ambiti del rinnovo contrattuale e dell'equo compenso. Ciò fatte salve le altre proposte avanzate ed approvate in questi mesi dalla Clan con documenti specifici.


CONTRATTO


Nella prossima trattativa contrattuale è necessario puntare a:


Stabilizzare come dipendenti i collaboratori strategici (cococo, false partite Iva, cessione diritto d’autore...) che per frequenza, incarichi e tipologia di lavoro già ricoprono di fatto ruoli da dipendenti. Ciò anche sulla base di criteri di individuazione quali la committenza prevalente, il reddito percepito, la natura, importanza e qualità della collaborazione, il settore d’impiego e l’anzianità di servizio.
Per garantire l’efficacia dei percorsi di stabilizzazione, vanno istituiti in tempi certi tavoli di contrattazione aziendale per la verifica dei criteri citati per i collaboratori strategici, con la partecipazione sindacale, dei cdr e delle rappresentanze dei collaboratori (ove esistenti).

Introdurre nel contratto le nuove figure e modalità del fare informazione, che oggi non vi trovano collocazione (p.es. videomaker, web e social media editor, data journalist, fact checker, etc). L'obiettivo può essere perseguito anche tramite nuovi profili contrattuali, fermo restando che non vi possono essere, a parità di tempo di lavoro e di ruoli operativi, disparità di trattamento rispetto ai giornalisti dipendenti inquadrati tradizionalmente.
Particolare attenzione in questo senso va portata verso il mondo del web, ove oggi esiste molto lavoro giornalistico non riconosciuto come tale.

- Porsi come “obiettivo politico il superamento dei co.co.co. verso il lavoro dipendente”, come approvato al 27° Congresso Fnsi.

Potenziare la parte normativa dei diritti e del welfare per i collaboratori già prevista nell'Accordo sul lavoro autonomo allegato al Ccnlg, anche portando a compimento la quota Casagit a carico dell’azienda, il passaggio dei co.co.co. alla gestione principale Inpgi, ed inserendo nel caso di cessazione del rapporto di collaborazione la clausola dell’indennità di mancato preavviso.

In attuazione dell'art. 36 della Costituzione e della Legge 233/2012, servono impegni contrattuali e/o legislativi, per cui agli iscritti all'Ordine non titolari di contratti di lavoro subordinato va riconosciuto un equo compenso per le loro prestazioni professionali.
Questo va individuato in coerenza con i trattamenti previsti nel contratto collettivo per i giornalisti dipendenti di pari livello e ruolo, sulla base della retribuzione lorda aziendale, e modulato seconda la quantità, qualità, tipologia di lavoro ed esperienza del collaboratore, nonché degli accordi sottoscritti tra lo stesso e il datore, anche tramite il supporto sindacale.
Il parametro-base dev'essere quello del tempo di lavoro pattuito tra le parti.
Nell'individuazione dell'equo compenso va tenuto conto che il collaboratore si assume in proprio costi e rischi che per i dipendenti vengono invece sostenuti dal datore di lavoro, e che pertanto questi vanno adeguatamente contabilizzati o comunque rimborsati.

Va attuata una mobilitazione nazionale a tutela dei collaboratori, anche in sinergia con i servizi ispettivi dell'Inpgi: vanno previste vertenze, consulenze e finanziamenti, anche federali, per permettere ai collaboratori di poter adire a vie legali per far valere i loro diritti.

Si chiede una maggiore presenza degli autonomi ai tavoli consultivi e di trattativa contrattuale, estendendone - tramite i passi più opportuni -l'attuale rappresentanza, come anche previsto nella mozione approvata al 27° Congresso Fnsi.
EQUO COMPENSO

Per l'attuazione dalla legge 233/2012, e per il raccordo con il contratto, è necessario:

Ottenere dal Parlamento la proroga della durata della Commissione per l'equo compenso, per permettere l'attuazione della legge

Riaprire il confronto, anche nella Commissione plurilaterale governativa, sui criteri d'attuazione della L 233/2012.

Riformalizzare alla Commissione equo compenso la proposta d'attuazione elaborata nel 2013 dalla Clan, e già presentata come proposta Fnsi.Questa individuava come parametro la retribuzione del tempo di lavoro concordato, in riferimento alle retribuzioni lorde aziendali dei dipendenti, mantenendo nel contempo margini di contrattazione individuale con l'editore.

Attuare, per la verifica delle retribuzioni erogate, la tracciabilità a pezzo delle collaborazioni. I dati devono risultare accessibili alla Commissione plurilaterale governativa, ai collaboratori interessati, all'Inpgi e alle strutture sindacali deputate.

Richiedere la corretta applicazione agli editori delle sanzioni della L. 233/2012, che prevedono “la decadenza dal contributo pubblico in favore dell'editoria, nonché da eventuali benefici pubblici...” nel caso di mancato rispetto della legge.

Si chiede inoltre che la Clan-Fnsi venga attivamente coinvolta nelle successivi fasi per l'attuazione della Legge 233/2012 sull'equo compenso.

Approvato dalla Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi
Roma, 12-18 luglio 2016

30 luglio 2016

INPGI 2, DICHIARAZIONE REDDITI ENTRO L'1 AGOSTO

E' OBBLIGATORIA ANCHE 
PER LE ATTIVITA' OCCASIONALI



Si ricorda ai giornalisti che esercitano l'attività autonoma che entro l'1 agosto vanno trasmessi on line all’Inpgi 2 i dati dei redditi giornalistici autonomi percepiti nel 2015
. La tradizionale scadenza del 31 luglio slitta quest'anno di un giorno, essendo il 31 luglio domenica.

Sono tenuti alla comunicazione tutti i giornalisti iscritti alla Gestione separata che nel 2015 abbiano svolto attività autonoma giornalistica con partita Iva, o come attività occasionale, con cessione diritto d'autore, come partecipazione in società semplici o in associazioni tra professionisti, o in società tra professionisti.L'obbligo vale anche per quanti, pur non avendo maturato nel 2015 redditi da attività giornalistica, non abbiano richiesto preventivamente di essere sospesi dagli adempimenti contributivi.

Non hanno l'obbligo di presentare la comunicazione i giornalisti che abbiano svolto l’attività professionale esclusivamente come collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co): per questi, infatti, gli adempimenti contributivi sono interamente a carico del committente. In tal caso però, per essere esonerati dall’obbligo di comunicazione, il giornalista deve comunicare all’Inpgi le modalità con cui svolge la professione, utilizzando uno specifico modulo (disponibile quiwww.inpgi.it/?q=node/692)

La trasmissione dei dati sui redditi dev'essere effettuata collegandosi al sito www.inpgi.it, nella sezione "Comunicazione reddituale" (www.inpgi.it/node/1018), attiva ogni giorno dalle ore 8.00 alle 20.00. Per effettuare la comunicazione è necessario utilizzare il codice iscritto (cioè il proprio numero di posizione Inpgi) e la password normalmente utilizzata sul sito per l’accesso ai dati personali.

Si ricorda che nei casi in cui l’inoltro della comunicazione sia effettuato in data successiva al 1/08/2016, è previsto l’addebito di una sanzione per ritardata comunicazione.

- . -

Si chiarisce inoltre che il versamento dei contributi alla Gestione Separata Inpgi, e quindi anche la dichiarazione reddituale, sono dovuti anche dai pubblicisti che esercitano l'attività giornalistica solo occasionalmente. Possono esserne esentati solo quanti non esercitano alcuna attività giornalistica autonoma, e ne danno apposita comunicazione preventiva all'Inpgi.

Infatti il Ministero del Lavoro, fin dal 5 agosto 1999 con nota n. 82661, ha chiarito che qualunque prestazione di lavoro autonomo dei giornalisti - anche se sporadica e produttiva di modesto reddito - comporta l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata Inpgi e al versamento dei relativi contributi

Inoltre l’art. 61 del D.Lgs n. 276 del 10/09/2003, nel definire il campo di applicazione del lavoro a progetto e di quello occasionale, ne ha escluso le professioni intellettuali per le quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi professionali. Di conseguenza la definizione di lavoro occasionale (che presso l'Inps porta ad alcune esenzioni dai versamenti contributivi) non trova applicazione per i giornalisti, i quali devono essere obbligatoriamente iscritti all’Ordine (come professionisti o pubblicisti). Tale obbligo contributivo all'Inpgi 2 è stato recentemente confermato anche dalla sentenza n. 9633/2016 della Corte di Cassazione. 


Dunque anche il giornalista pubblicista è obbligato a versare i contributi all'INPGI 2, se svolge attività giornalistica libero-professionale. Anche se questa ha carattere solo sporadico, e a prescindere dall'entità dei compensi percepiti.

Si può essere esentati dalla dichiarazione e dal pagamento dei contributi solo nel caso di sospensione dell’attività professionale autonoma, da comunicare preventivamente all'Inpgi, compilando e consegnando il modulo scaricabile dal link www.inpgi.it/?q=node/473

E' tenuto alla dichiarazione reddituale anche chi – pur non avendo conseguito redditi da attività giornalistica autonoma – nell’anno precedente non aveva chiesto all'Inpgi di essere sospeso dagli adempimenti contributivi.

Tutte le altre informazioni necessarie sono disponibili sul sito dell'Inpgi alla voce "Denuncia on line" della sezione "Gestione separata": www.inpgi.it/?q=node/1018

16 luglio 2016

CLAN FNSI SU COLLABORATORI MESSAGGERO MARCHE


MOTTA E BEKAR: 
SITUAZIONE «GRAVISSIMA E INACCETTABILE».
«L'EDITORE SCELGA TRA LA TRATTATIVA E LE VERTENZE IN TRIBUNALE»

«Gravissima e inaccettabile». Così la Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi giudica la situazione dei 50 giornalisti collaboratori del Messaggero Marche ritrovatisi senza lavorotutele né prospettive dopo la chiusura dell’edizione locale del quotidiano.

Al rilancio dell’altro quotidiano regionale del Gruppo Caltagirone, il Corriere Adriatico, che ora esce in sinergia con Il Messaggero – spiega la Commissione – non ha infatti corrisposto l’assorbimento dei collaboratori dell’altra testata. E negli incontri individuali tra la proprietà e alcuni degli ex collaboratori vengono proposte retribuzioni dimezzate, oltre all’espressa rinuncia a ogni rivendicazione legale ed economica sul pregresso, a fronte di risibili liquidazioni forfettarie (si riferisce di un migliaio di euro, dopo 10 o più anni di lavoro).

«È noto – commentano Mattia Motta e Maurizio Bekar, presidente e coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi – che i processi di concentrazione e sinergia editoriale, anche se definiti “di potenziamento”, spesso puntano invece solo ai tagli, per aumentare gli utili dell’editore. Se Caltagirone mira davvero allo sviluppo della sua presenza nelle Marche e al potenziamento del suo prodotto informativo, si avvalga allora anche della preziosa e pluriennale esperienza degli ex collaboratori del Messaggero. Ma garantendo a tutti i giornalisti, anche esterni, retribuzioni e condizioni dignitose».

Risulta invece che ai collaboratori del Corriere Adriatico vengono riconosciuti 5 euro lordi per articoli da 400 a 1.800 battute, 8 euro per i pezzi da 1801 a 3.000 battute, 13 euro lordi da 3.001 battute in su e nulla per le brevi. E che questi sono i compensi ora proposti ad alcuni degli ex collaboratori del Messaggero, che prima percepivano il doppio, cioè 9, 18 e 27 euro lordi a pezzo. Compensi inferiori a quanto previsto dell’accordo contrattuale sul lavoro autonomo.

«A parte le condizioni offerte, e certe affermazioni irreali ed offensive sugli ex collaboratori – evidenziano Motta e Bekar – si tratta di giornalisti che hanno collaborato con continuità, anche per 10 anni o più, alla produzione informativa del Messaggero. Cosa che li pone nella condizione di avviare delle cause per assunzione come dipendenti, per tutto il lavoro pregresso. Tanto che proprio nelle Marche, e contro il Messaggero, due cause sono risultate recentemente vittoriose, con ingenti risarcimenti. L’editore scelga quindi se vuole aprirsi a una trattativa sindacale, che punti al riassorbimento e a condizioni dignitose di lavoro per tutti i giornalisti, o se preferisce imboccare la strada delle vertenze in tribunale. In entrambi i casi, il sindacato dei giornalisti non farà mancare ai colleghi la sua presenza e il suo supporto».

08 luglio 2016

SELEZIONE RAI PER GIORNALISTI DI LINGUA SLOVENA



APERTA A PROFESSIONISTI E PUBBLICISTI,
E' UNA GRADUATORIA VALIDA 
PER 3 ANNI





Si informa che la Rai promuove una selezione per titoli e prove, per individuare giornalisti di lingua slovena (professionisti e pubblicisti) per far fronte a future esigenze, da utilizzare con contratti a tempo determinato presso la Testata Giornalistica Regionale - Friuli-Venezia Giulia - Redazione Lingua Slovena.

Sono requisiti obbligatori per l'ammissione alle prove:
A.   Età non inferiore ai 18 anni;
B.   Iscrizione all’Albo dei Giornalisti italiano, elenco Professionisti o elenco Pubblicisti, alla data dell' 8 luglio 2016;
C.   Conoscenza della lingua slovena (livello C2 del QCER).

Per inviare la domanda bisogna registrarsi al sito www.lavoraconnoi.rai.it e poi cliccare su “SELEZIONE GIORNALISTI LINGUA SLOVENA A TEMPO DETERMINATO 2016”, presente in home page, e seguire le istruzioni.

La domanda dovrà essere inoltrata entro e non oltre le ore 12.00 dell’8 luglio 2016. Non sono ritenute valide le autocertificazioni.

I candidati saranno valutati da una Commissione Esaminatrice nominata dalla Rai. Le prove di selezione si svolgeranno a Trieste, presumibilmente dal 1° al 5 agosto 2016.

La validità della graduatoria è di 36 mesi. La durata del periodo del contratto a tempo determinato sarà comunicata in fase di proposta.

Ulteriori informazioni sul sito web della Rai: www.lavoraconnoi.rai.it al link:
http://www.lavoraconnoi.rai.it/lavoraconnoi/application/initiativeList?initiativeType=all&show=24#ini24


01 luglio 2016

CONTRIBUTI INPGI 2: ANCHE PER LE ATTIVITA' OCCASIONALI



DICHIARAZIONE E CONTRIBUTI
PER LA GESTIONE SEPARATA DELL'INPGI





Si ricorda a tutti gli interessati che il versamento dei contributi alla Gestione Separata Inpgi è dovuto, oltre che dai giornalisti libero professionisti, anche dai pubblicisti che esercitano l'attività giornalistica solo occasionalmente. Possono esserne esentati solo quanti non esercitano alcuna attività giornalistica autonoma, e ne danno apposita comunicazione preventiva all'Inpgi.

Infatti il Ministero del Lavoro, fin dal 5 agosto 1999 con nota n. 82661, ha chiarito che qualunque prestazione di lavoro autonomo dei giornalisti - anche se sporadica e produttiva di modesto reddito - comporta l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata Inpgi e al versamento dei relativi contributi.

Inoltre l’art. 61 del D.Lgs n. 276 del 10/09/2003, nel definire il campo di applicazione del lavoro a progetto e di quello occasionale, ne ha escluso le professioni intellettuali per le quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi professionali. Di conseguenza la definizione di lavoro occasionale (che presso l'Inps porta ad alcune esenzioni dai versamenti contributivi) non trova invece applicazione per i giornalisti, i quali devono essere obbligatoriamente iscritti all’Ordine (elenco professionisti o pubblicisti).

L'obbligo contributivo all'Inpgi 2 è stato recentemente confermato dalla sentenza n. 9633/2016 della Corte di Cassazione. I giudici hanno infatti affermato il principio per cui con l’iscrizione all’Ordine scatta l’obbligo di contribuzione alla Gestione separata Inpgi, alla sola condizione dell’assenza di un vincolo di subordinazione; requisito che basta per qualificare l’attività del professionista come autonoma.

Dunque, oltre al professionista, anche il giornalista pubblicista è obbligato a versare i contributi all'INPGI 2, se svolge attività giornalistica libero-professionale. Anche se questa ha carattere solo sporadico, e a prescindere dall'entità dei compensi percepiti.

Si può essere esentati dalla dichiarazione e dal pagamento dei contributi solo nel caso di sospensione dell’attività professionale autonoma, da comunicare preventivamente all'Inpgi, compilando e consegnando il modulo scaricabile dal link www.inpgi.it/?q=node/473

E' tenuto alla dichiarazione reddituale anche chi – pur non avendo conseguito redditi da attività giornalistica autonoma – nell’anno precedente non aveva chiesto all'Inpgi di essere sospeso dagli adempimenti contributivi.

Si ricorda infine che per i Co.Co.Co. tutti gli adempimenti contributivi sono a carico del datore di lavoro. Quindi i giornalisti che hanno svolto esclusivamente attività da Co.Co.Co. non sono tenuti a presentare la comunicazione dei redditi, né ad ulteriori versamenti contributivi riferiti al Co.Co.Co.